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L'anima ragiona nel modo migliore quando nessuno dei sensi la turba, né la vista, né l'udito, né il piacere, née il dolore, ma quando si raccolga il più possibile solo in se stessa, lasciando il corpo, e, rompendo il contatto e la comunanza con il corpo nella misura in cui può, protendendosi verso l'essere.
Il corpo ci procura innumerevoli preoccupazioni per la necessità del nutrimento; e poi le malattie, quando ci piombano addosso, ci impediscono la ricerca dell'essere. Inoltre, esso ci riempe di amori, di passioni, di paure, di fantasmi di ogni genere e di molta vanità, di guisa che, come suol dirsi, veramente, per colpa sua, non ci è neppure possibile pensare in modo sicuro alcuna cosa. L'anima è armonia. L'anima si oppone alle passioni del corpo per tutta la durata della vita dominandole in ogni maniera, reprimendone alcune più aspramente e con dolore mediante la ginnastica e la medicina, altre più aspramente e con dolore mediante la ginnastica e la medicina, altre più benignamente, ora minacciando, ora ammonendo, discutendo con le passioni, con le ire e con le paure, come se essa fosse diversa da quelle, e quelle diverse da essa. Allorquando pensa, l'anima non fa nient'altro che dialogare interrogando se stessa e rispondendosi da sé, e affermando e negando. Quando è giuntaa una definizione, sia che abbia proceduto lentamente, sia rapidamente, ormai afferma la medesima cosa, e non è più incerta, è questa che noi poniamo essere la sua opinione. Pensiero, opinione e apprenza: è ormai chiaro che tutte queste cose ci nascono nell'anima, sia vere sia false. Sapienza e intelligenza non potrebbero mai prodursi senza anima. Ogni impulso, ogni desiderio e il principio vitale di ogni vivente appartengono all'anima. Sia il corpo senza l'anima, sia l'anima senza il corpo, sia tutt'e due insieme, nelle loro affezioni sono pieni di piacere commisto a dolori. Anche l'anima, se vuole conoscere se stessa, deve guardare nell'anima e sopratutto in quella parte in cui sorge la virtù dell'anima., la sapienza, e in altro a cui questa assomigli. Tutti i mali e i beni per il corpo e per l'uomo nella sua interezza nascono dall'anima, come per gli occhi i veri mali derivano dalla testa e ad essa innanzi e sopratutto bisogna rivolgere la cura, se si desidera ottenere la salute sia per la testa che per il resto del corpo. Delle ricchezze, del corpo e dell'anima, che sono tre cose distinte, vi sono tre stati cattivi: povertà, la malattia, l'ingustizia. Il più brutto di questi tre stati e l'ingustizia, vale a dire il cattivo stato dell'anima. E se è il piu brutto, è anche il peggiore. Il cattivo stato dell'anima è la cosa più brutta, perché supera le altre per un grande danno e un male straordinario. Ci sono due sistemi per curare, rispettivamente, il corpo e l'anima, uno che si occupa di essi al fine di produrre piacere; l'altro, invece, al fine di ottenere il maggior bene, senza assecondare il piacere, ma, anzi, contrastandolo. Allora l'uno, quello che tende alla produzione del piacere, è ignobile e non risulta essere altro che lusinga. L'altro, invece, tende a far sì che la cosa che curiamo diventi quanto è possibile migliore, sia che si tratti del corpo, sia che si tratti dell'anima. Chiunque non sappia adoperare l'anima conviene lasciarla inattiva: vale a dire che è meglio per lui non vivere affatto, piuttosto che vivere a proprio capriccio. L'arte inerente alla virtù del'anima non è nient'altro che la giustizia. Tutto ciò che entra per fornire nutrimento al corpo è necessario, mentre la sorgente dei discorsi che trascorre porgendo servizio all'intelligenza è la più bella e la migliore di tuttele sorgenti. Non mettere in movimento l'anima senza il corpo, né il corpo senza l'anima, affinché, reciprocamente difendendosi, ciascuno dei due divenga equilibrato e sano. L'"anima" ha questa definizione: "ciò che muove se stesso". L'anima dirige ogni cosa, tutte le realtà celesti, terresti, marine, grazie ai suoi propri movimenti, i quali hanno un nome: volere, analizzare, avere cura, prender decisioni, giudicare bene emale, provar dolore e gioia, coraggio e paura, odio e amore, e tutti gli altri moti che possono essere assimilati a questi e che costituiscono i movimenti primari, guide di quelli secondari _i moti dei corpi- e determinanti in ogni cosa la crescita e la diminuzione, la separazione e l'unione con quel che bianco e il nero, l'aspro e il dolce. Quando l'anima usa come essa stessa si fa divina e tutto conduce a felice conclusione; quando invece se ne serve alleandosi alla dissennatezza, ottine l'effetto contrario |
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